La bottega di kit
La gioventù deve fare semplicemente ciò che pensa, l’importante è che non smettiate di essere giovani. {Che Guevara}

Dì Alitalia, pensa affari | Impegni

Già quando si finisce la scuola superiore la domanda che ti assilla è “ma io… cosa faccio di me stesso??“. In quel periodo, dal tanto pensare, penso di aver bruciato molti più neuroni, a causa dell’ “alto voltaggio”, di quanti non ne abbia bruciati nelle serate di peggiore indecenza (del sottoscritto). Poi scegli, ma i dubbi non ti lasciano mica (anche se sono abbastanza felice della mia scelta). Diciamo che cominci ad entrare nell’ottica dello “sporco lavoro da portare a termine”. La Scelta l’ho fatta essenzialmente sulla base di “gusti personali“. Voglio dire che ho fatto una scelta, fregandomene delle solite voci “ma non troverai mai lavoro” e connessi, essendo convinto che se in un futuro non avrei fatto quello che mi piaceva, almeno non avrei avuto rimorsi sulla scelta di studio. Sono tutt’ora convinto di aver fatto la scelta corretta.

Stamattina ero in cucina, con i fondini del mio caffelatte quasi sotto il naso e davanti agli occhi l’inserto del Sole24ore, Domenica (dove, mi era stato detto, si trattano settimanalmente problematche moderne di psicologia). Nel numero di domenica 28, di psicologicamente interessante c’era molto poco. La mia attenzione è stata invece attirata da un articolo a pag.47 di Guido Barbujani intitolato “Il pane per la ricerca“.

Ho scoperto, con molto piacere, che l’università italiana, se era già messa male, andrà sempre peggio. Cito dall’articolo:

[...]Al panificio Orsatti di Ferrara un chilo di pane costa 6.50€. Moltiplicato per 4 settimane fa 1.040€ al mese. E’ quanto guadagnano oggi (1.047€ al mese per l’esattezza) i dottorandi, cioè i laureati che lavorano a tempo pieno su un progetto scientifico che li porterà al più alto titolo universitario, il dottorato di ricerca.[...]

Continuando nella lettura dell’articolo, scopro che, dal rapporto OECD (OCSE) 2008 “Uno sguardo all’educazione” (Education at a glance), l’Italia è in basso nella lista dei paesi OCSE alla voce “Percentuale di PIL investito nell’educazione terziaria” (alias dinari investiti nell’università). Il nostro belpaese investe nell’educazione universitaria lo 0.9% del PIL, mentre il Cile investe l’1.8, la Slovenia l’1.3, il Portogallo l’1.4, la Polonia l’1.6, per non parlare di Stati Uniti e Canada con rispettivamente 2.9 e 2.6 percento.

Se già la situazione è difficile (per essere gentili), non ci sono previsioni di miglioramento con il decreto legge 112/2008. Infatti “[...]sarà assunto un dipendente ogni 5 pensionamenti[...]” (cit. articolo di Barbujani).

Le conclusioni pessimistiche (nonchè assolutamente reali) le lascio all’articolo (privatizzazione di università, chiusura di atenei, tasse accaddemiche 10 volte più alte delle università pubbliche, decenni di mancanza di personale specializzato….)…. scusate.. mi sono scappate le dita.

Sono stato sempre combattuto tra l’andarmene da questo pease da una parte, e dall’altra restare, per tentare di fare qualcosa per migliorare la situazione.

Nel frattempo che il dubbio amletico mi rode il fegato, lontano, nella mia testa, risuona un’antica canzone……..

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2 commenti a “Futuro universitario”

  1. By DuMaZone il ott 2, 2008 | Reply MyAvatars 0.2

    uh leggo veloce e non capisco come 6.50 euro per 4 settimane faccia 1.040 euri al mese… misteri della matematica?
    hihihi

    sono tornato e passato a vedere come gira il blog, diciamo per sbaglio

    salutoni! :P

  2. By Chit il ott 2, 2008 | Reply MyAvatars 0.2

    Dubbi leciti, risposte purtroppo impossibili da sostenere quindi un sincero in bocca al lupo, nella convinzione che alla fine umiltà, educazione e rispetto pagano, SEMPRE!

    E ringraziando il cielo nel nipotone non ne manca neanche una di queste doti.

    Parli di canzoni? … let it be! ;)

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