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Azioni violente

Ho seguito, devo dire parzialmente, ciò che è successo a Roma con la manifestazione per il diritto all’abitazione. Di sicuro so che tornato a casa e acceso la tv sul telegiornale de La 7, sono rimasto, per l’ennesima volta, basito di fronte alla violenza della manifestazione per il diritto alla casa.

Tempi addietro, sebbene sempre molto impaurito della violenza in generale, ho in qualche modo osservato con “ammirazione” persone e coetanei che riuscivano a concepire la violenza come un mezzo per difendere la propria idea. Ammirazione perché pensavo che ci volesse coraggio a contemplare un’azione “violenta” per il proprio manifestare, spregiudicatezza, disprezzo del pericolo, e banalmente indifferenza per le possibili conseguenze delle proprie azioni.

Inoltre ho sempre pensato che per contemplare queste “azioni violente” bisognasse avere anche spesso degli acerrimi nemici su cui sfogare la propria azione violenta, degli acerrimi nemici sicuri, sempre loro, che garantiscano un capro espiatorio sempre presente.
Mi chiedevo come mai io non riuscissi mai a parteggiare in questo modo fermo e convinto per una parte, non riuscissi mai ad avere un’idea ferma e convinta, e mi sentivo decisamente sempre in minoranza di fronte al fatto che nella mia vita non sia mai riuscito a contemplare azioni violente.

Crescendo poi dal punto di vista cronologico, di esperienza e di consapevolezza, ho riconsiderato molte delle mie riflessioni adolescenziali sul “machismo della violenza” e sul fascino che questo, su di me esercitava. Ho considerato che l’azione violenta in sé è facile, immediata e soddisfacente a breve termine; per certi versi permette di andare dritti per la propria strada, non mettersi in discussione, non considerare il contesto.

Inoltre l’azione violenta non può che portare ad altre azioni violente di risposta, che associato a qualsiasi manifestazione spesso implica, banalmente, bastonate da orbi.

 

manifestazione Roma 2014

via Virgolette Blog – http://virgoletteblog.com/2014/04/12/too-big-to-fail/

 

Ciò che mi fa più amaramente sorridere dopo questi avvenimenti sono le recriminazioni, le accuse

“poliziotti violenti” … “repressione di stato” … “violenza di stato” … “terrorista è lo stato” … “sai, calpesto persone perché mi sembrano degli zaini” …

Ciò che più mi sta a cuore evidenziare è: come tu “manifestante” puoi accusare le forze dell’(dis)ordine di violenza, quando non hai fatto altro che lanciare petardi, fumogeni, uova? Con che faccia poi pretendi di aver ragione, quando da codardo scappi, lasci per terra il tuo k-way blu, e lasci che le botte le prendano gli altri, quelli che magari erano là “solo” per manifestare? Magari poi usi le botte che prendono altri come scusa per le prossime violenze che hai in mente?
Sono un po’ stufo del tuo antagonismo, della tua codardìa e della tua presunzione, perché poi chiunque manifesti è considerato una persona potenzialmente come te. Potenzialmente in grado di esprimere violenza e quindi potenzialmente obiettivo di “legnate da orbi” da parte di quei altrettanto delinquenti mascherati da forze dell’ordine.

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Tu che “alloggi” al CIE

Un mese fa leggevo un post su facebook che iniziava con queste parole: “Tu che alloggi al CIE, [...]“. Mi vennero i brividi ma continuai a leggere.

 

[...] dormi e bevi gratis, tu che non lavori, e quindi NON GUADAGNI, che giri per Gradisca con mp3, con cellulari, che fai la spesa al Maxi, con soldi non guadagnati…ti permetti di bloccare anche il ponte per Sagrado, creando problemi agli italiani che vanno a lavorare, facendosi il culo per la propria famiglia e per Te, che vivi alle loro spalle, che pretendi, senza fare un cazzo tutto il giorno, di ricevere soldi contanti?

 

Probabilmente, a posteriori, già solo l’associazione tra il verbo “alloggiare” e il concetto di CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) mi fece venire i brividi. Il monologo si concludeva con

 

Le persone ITALIANE, che lavorano al Cie per pulirti il culo e lo schifo che fai, non percepiscono la paga da mesi!!! Tu che vivi al Cie e fotti l’italiano, ma vattene a fanculo da dove sei venuto!!!
Chiedo scusa ai miei amici, per il torpiloquio…magari non è neanche colpa dell’ospite del Cie, perchè tutto ció è permesso dal nostro Stato!!!

 

Glisso sui commenti razzisti che seguirono e ci tengo a sottolineare che ho copiato e incollato il contenuto del post.

Decisi di non commentare nulla su ciò che era stato scritto sul social network, ben sapendo che poi, il tutto, scade sempre nella più totale volgarità e ignoranza. Conoscevo parzialmente le situazioni in cui versano i “detenuti” dei CIE in Italia. Mi era capitato di leggere diversi articoli di giornalisti stranieri sull’Internazionale (L’ultima frontiera), in cui venivano denunciate le condizioni più assurde e inumane in cui versa chi è obbligato a permanere in un CIE. Oggi finalmente ho letto un post di un avvocato su meltingpot.org che mi sembra una degna risposta inoppugnabile a ciò con cui ho aperto. Si legge inoltre le grandissimi privazioni a cui gli “accolti” (brrrr) del CIE dovevano sottostare

 

Solo tra gli aspetti più evidenti si ricorda che :
- è vietato l’uso di cellulari;
- nel centro non è possibile svolgere nessuna attività ricreativa o di socializzazione, neanche all’aperto;
- non risulta possibile usare il piccolo campo da calcio da oltre un anno; la mensa, pure agibile, è chiusa;
- non è consentito neppure tenere libri e giornali;
- mancano le lenzuola.

 

Vi invito a leggere l’intervento dell’avvocato e a diffidare costantemente di uscite quantomeno populiste e razziste che si leggono in giro. La realtà purtroppo e per fortuna è sempre molto più articolata e sfaccettata di quanto le conclusioni affrettate ci portano a pensare. Inoltre la legge non ammette ignoranza, se non sapete come funzionano le cose, informatevi.

 

CIE di Gradisca (C) meltingpot.org

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Turchia bloccata

In Turchia continua la lotta all’accesso a internet. Mashable, una decina di giorni di fa, segnalava diversi tweet di cittadini turchi che stanno cercando di diffondere dei workaround (sostituendo i DNS con quelli di Google) per riuscire a comunicare comunque.

In italia non se ne parlano tanto, ma è stato chiuso anche youtube. Vi lascio con questo video di vice.com. Per aggiornamenti iscrivetevi al canale youtube di Vice News, noi che possiamo.